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L’importanza degli africani nell’adempimento delle promesse abramitiche può essere vista nella storia tanto trascurata di Giacobbe, Efraim e Manasse. I cristiani neri avranno familiarità con la storia di Giuseppe, che fu schiavo e venduto dai suoi fratelli in Egitto. Alla fine Giuseppe salì al potere, finendo secondo solo al Faraone (Gen 41:40). Faraone diede a Giuseppe anche una moglie egiziana, Asenat, dalla quale ebbe due figli, Efraim e Manasse.

Dopo la drammatica riconciliazione tra Giuseppe e i suoi fratelli, la famiglia si riunisce e si stabilisce in Egitto. Verso la fine della vita di Giacobbe, Giuseppe porta i suoi due figli perché siano benedetti dal padre. L’incontro con questi due ragazzi metà egiziani e metà ebrei fa sì che Giacobbe ricordi la promessa che Dio gli aveva fatto molti anni prima:

E Giacobbe disse a Giuseppe: “Dio Onnipotente mi apparve a Luz, nel paese di Canaan, e mi benedisse, e mi disse:’ Io vi farò fruttificare e aumentare il vostro numero; Farò di te un gruppo di popoli e darò questo paese alla tua progenie dopo di te in perpetuo possesso. Perciò i vostri due figli, che vi sono nati nel paese d’Egitto prima che io venissi da voi in Egitto, sono ora miei; Efraim e Manasse saranno miei, come Ruben e Simeone.

Giacobbe vede la carne bruna e l’origine africana di questi ragazzi come l’inizio del compimento da parte di Dio della sua promessa di fare di Giacobbe una comunità di diverse nazioni ed etnie, e per questo motivo afferma che questi due ragazzi sono suoi. Questi due ragazzi diventano due delle dodici tribù d’Israele. L’Egitto e l’Africa non sono al di fuori del popolo di Dio; il sangue africano scorre in Isarel fin dall’inizio come compimento della promessa fatta ad Abramo, Isacco e Giacobbe.

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